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sui passi dei poveri

CORRISPONDENZA DALL'AFRICA

Sui Passi dei poveri… per imparare la vita.


Le giornate passate alla Cittadella della Misericordia sono state interessanti soprattutto per fare amicizia con un mondo di persone che in un o modo o nell'altro portano i segni della passione del Signore. Da piccolo amavo incontrare i lebbrosi, di cui sentivo parlare quarant'anni fa nelle celebri campagne di Raoul Follerau, l'Apostolo dei lebbrosi. Finalmente ho passato con loro una settimana. La lebbra è una malattia ormai vinta, perché curabile. I lebbrosi che ho incontrato hanno contratto la malattia più di venti anni fa. Sono stati curati ovviamente. Adesso non sono pericolosi. Ma lo spettacolo di vedere le mani senza dita, le braccia senza mani, i piedi senza dita, le gambe senza piedi non è certo confortante. E poi si vede che il lebbroso ancora è un emarginato della società, oltre che un povero, perché incapace di autogestirsi. Eppure ce la mettono tutta a vivere con dignità.
è vedere Ernesto. Sulla sessantina, con le mani senza dita, con corpo senza una gamba, con la sola gamba senza piede, e quasi cieco. Eppure se la cava benissimo, a mangiare da solo, a vestirsi, a lavarsi i denti, ad andare al bagno,a farsi la doccia. Tutto quello che gli rimane lo utilizza con maestria. Con uno sgabellino e una sediolina (non può usare stampelle) riesce con fatica, ma ci riesce, a fare i 30 metri per andare al bagno o venire a messa senza poggiare il sedere per terra. Di lui ho imparato la grande pace, una delicatezza estrema e anche un bel sorriso e una gioia immensa quando lo si saluta toccandogli le mani senza dita! Si sentiva un re quando, nonostante i miei limiti di forza, lo prendevo tra le braccia e lo portavo in cappella a pregare, con un raccoglimento certosino!
è la ragazza di 32 anni, paralizzata da sedici, che mi ha aiutato per le omelie in Swahili. E' magra ma un volto radioso e gioioso. Non l'ho vista mai triste. Era felice quando con semplicità mi sedevo sul suo letto e cominciavo una conversazione o la lettura della predica. Felicissima quando, accortomi che usava poco la carrozzella perché una ruota era fuori uso da tre mesi, ho pregato qualcuno per la riparazione ed ha potuto finalmente andare in giro a visitare gli altri della Cittadella. E' andata alle stelle quando poche ora prima di partire ho spinto la sua carrozzella fino al lago, che non aveva visto più da vicino da sedici anni. Aveva gli occhi della meraviglia… di chi sa lodare per tanta bellezza creata. Da lei ho imparato che la vita è bella anche se è costretta a stare sul letto della croce a vita.è una ragazza sui 16 anni che P.Biseko ha trovato sulla strada e non si sa da dove sia venuta. E' sordomuta. Anche lei bella, ordinata, pulita, gioiosa. La si sente di tanto in tanto a causa di suoni strani ad alta voce, quando qualcuno la fa incavolare. Aveva scoperto che io le volevo bene e di tanto in tanto veniva nella mia stanza. Mi raccontava qualcosa che non capivo. Si sedeva. Mi guardava con gli occhi piena di tanti messaggi. Ho provato a spendere un po' di tempo per farle muovere le labbra e dire mam…ma, …paaaa.pà. Farebbe ancora in tempo a imparare a leggere e scrivere, ma quello che si fa per lei, anche senza scuola, è già molto. Ha una grande sensibilità, un sesto senso per accorgersi di quello che è necessario fare:venirti a chiamare quando è ora di pranzo, portarti l'acqua che manca sulla tavola, mettersi a pulire per terra o lavare i piatti quando ancora nessuno ha cominciato a farlo.è una ragazza di 17 anni, ma mamma già da cinque anni. Cresce insieme al suo piccolo John un bambino eccezionale che stava già imparando l'italiano, seguendomi come un nipotino fa con il suo nonno. Esta viene da una lunga e triste esperienza. Scappata dal Rwanda al tempo della guerra, bambina di cinque anni, si ritrova senza nessuno dei suoi, in un campo di rifugiati in Burundi (proprio quel campo che io visitai in Burundi nel mese di gennaio 1995 prima della mia definitiva partenza nel novembre 95). Il 1996 il campo viene chiuso e i rifugiati ruandesi vengono con la forza fatti rientrare in Rwanda (è il momento in cui cominciai a scrivere il mio terzo libro E il mondo sta a guardare). La maggior parte dei rifugiati dal Rwanda, per paura, riprendono la strada dell'esilio forzato passando in Tanzania. Esta comincia a vivere sulla strada, con tutti problemi dei ragazzi di strada. Ma lei è una ragazzina, i pericoli sono raddoppiati. A 12 anni conosce un giovane che vuole sposarla. Stanno insieme un mese. Poi è allontanata di nuovo sulla strada. E' incinta. Come Dio lo ha permesso non so, partorisce e con il suo bambino sono in due sulla strada, fin quando P.Biseko la incontra e la porta nella Cittadella dove vive dall'inizio di quest'anno. Sta bene ma certamente avrebbe bisogno di un ambiente dove qualcuno la aiutasse ad aprirsi con speranza e responsabilità al futuro con la sua piccola creatura. E' giovanissima ma ha già sperimentato lungamente la durezza della vita., anche lui un giovane paralizzato sulla trentina. Con l'aiuto di una donna ospite della cittadella, handicappata intellettualmente, ma diventata l'angelo di Jonas, il giovane riesce a gestirsi la vita. Lo vedo ogni mattina andare al dispensario con la sua carrozzella. Prima della visita medica, fa la sua doccia aiutandosi con uno sgabello, una bacinella e delle lenzuola messe tra alcuni pilastri della bazar per non farsi vedere. Poi va dal medico per la cura delle piaghe da decubito. Infine stando sulla carrozzella, sapone e bacinella lava la sua biancheria. Mi correggeva con delicatezza quando sbagliavo. Da lui ho imparato come si chiama la carrozzella in swahili. Dovrò farne costruire qualcuna ad uso della Cittadella per i disabili e lebbrosi che hanno bisogno. E' incredibile la sua forza di vivere e di lottare.ancora continuare… era solo per condividere con voi un po' della scuola di vita che questa gente mi ha fatto, mentre sono stato con loro. Ho avuto conferma, senza nessuna smentita, che Sui Passi dei poveri… c'è sempre da imparare. Si dà veramente nulla in rapporto a quello che si riceve. Da loro si sprigiona la sapienza della Croce, quell'unica sapienza necessaria per portare avanti con dignità e fede la propria esistenza. saluto come loro mi salutano in Tanzania: Tumsifu Yesu Kristu.(Sia lodato Gesù Cristo).voi potete rispondere: Milele .Amina.(Sempre.Amen).

D.Battista




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