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SETTEMBRE 09

PENSIERI PER PENSARE

SETTEMBRE 2009




PREFAZIONE



Per questo nuovo anno pastorale, desideriamo proporvi una serie di meditazioni interamente dedicate ai sacerdoti e a tutto il popolo di Dio, in occasione dell’anno sacerdotale indetto dal papa Benedetto XVI.
Inizieremo con alcuni pensieri offerti da mons. Antonio Bello tratti dal testo “I Cirenei della Gioia”, dove il vescovo pugliese, con tanta forza, si presenta parabola vivente del Pastore dei pastori che depone le vesti per servire i fratelli e depone la vita per le sue pecore.
Il testo, attuale più che mai, è la testimonianza di un pellegrinaggio che don Tonino, fece anni orsono, con alcuni presbiteri anziani e malati della sua diocesi.



1 Settembre 2009

Confratelli sacerdoti, noi conosciamo bene il Cireneo della croce. Una lunga dottrina ascetica ci ha abituati a pensarci soccorritori delle sofferenze del mondo, a sentirci gente che aiuta il mondo a portare la croce. Perché, invece, non ci pensiamo come gente che aiuta il mondo a portare la gioia? Perché, come primo pensiero, non ci consideriamo cirenei della gioia?
La gioia, infatti, deve permeare il nostro cammino perché noi sappiamo di essere amati da Gesù Cristo, che è la nostra pace, la nostra luce, la nostra gioia.




2 Settembre 2009

Come cirenei della gioia, ci avviamo verso il santuario della madonna di Lourdes. Siamo contenti questa sera di portare il sospiro della letizia pasquale di tutte le cose, di tutte le creature, del mondo che ci siamo lasciati dietro. Noi dovremmo essere, per abitudine, gli annunciatori della gioia pasquale, come Maria di Magdala. Sarebbe bello che i fedeli, la gente, potesse dire di noi:” sono quelli che fanno suonare le campane”, le campane della gioia di Pasqua, le campane della speranza.





3 Settembre 2009

Carissimi confratelli e amici, non vi sembra che la Vergine Maria, più che la meta del nostro andare, sia proprio l’icona di quello che deve essere il nostro peregrinare, il nostro camminare; l’icona di un peregrinare che non sia un errare, non sia un andare allo sbando; l’icona del nostro essere pellegrini, anche noi svelti, “senza bisaccia, né denaro nella borsa, né tuniche, né bastone, ma soltanto con i calzari ai piedi”.




4 Settembre 2009

Santa Maria, Vergine della strada, come vorremmo somigliarti nelle nostre corse trafelate, ma noi non abbiamo sempre traguardi. Siamo pellegrini come te, ma senza santuari verso cui andare perché i veri santuari sono quelli della vita, che qualche volta ci sfuggono. E questo girare a vuoto, questo andare avanti senza meta, questa incapacità di raccordarsi con gli svincoli degli altri fratelli, lo cogliamo nell’esperienza personale ,in quella dei nostri parrocchiani e di tante persone che sono state affidate alla nostra cura pastorale.




5 settembre 2009

Madonna della strada, dona il gusto della vita a tutti i sacerdoti e a tutti i nostri amici. Facci assaporare l’ebbrezza delle cose, offri risposte materne alle domande di significato circa il nostro interminabile andare, fa che rallentiamo almeno le nostre frenetiche corse per godere il profumo e ammirare la bellezza dei fiori. Fa che i nostri sentieri siano strumento di comunicazione con la gente; liberaci dall’ansia e donaci l’impazienza di Dio, che ci fa allungare il passo per raggiungere i compagni di strada.




6 settembre 2009

Santa Maria, Donna del cammino, prendici per mano e facci scorgere la presenza sacramentale di Dio, sotto il filo dei giorni, negli accadimenti del tempo, nel volgere delle stagioni umane, nei tramonti delle onnipotenze terrene, nei crepuscoli mattutini di popoli nuovi, nelle attese di solidarietà che si colgono nell’aria. Rimettici in cammino, restituisci sapori di ricerca interiore ai nostri sussulti da turisti senza meta. Dalle nebbie di questa valle di lacrime facci “alzare gli occhi verso i monti, da dove ci verrà l’aiuto” e allora sulle nostre strade fiorirà l’esultanza del Magnificat, come avvenne in quella lontana primavera, sulle alture della Giudea, quando ci salisti tu. Amen




7 settembre 2009

Carissimi confratelli sacerdoti, noi siamo sacerdoti per il mondo. Ma chi è questo mondo che noi dobbiamo amare? Il mondo è l’umanità che ci passa accanto: E’ il mondo della violenza, delle periferie, della droga, della cattiveria, del sopruso, dello squallore, delle strade invase dalla prostituzione e dalla delinquenza, il mondo dei lontani, di coloro che non hanno assunto le beatitudini all’interno della loro vita spirituale.




8 settembre 2009

Questo è il mondo. Il mondo che vediamo negli aeroporti, che ci troviamo accanto in aereo o in nave, in una grande piazza, il mondo con il quale non ci intendiamo, perché parla un linguaggio diverso dal nostro., che ha strutture mentali completamente all’opposto. Ma per questo mondo Dio ha trepidato, per esso non chiude occhio. E non soltanto per il mondo fatto di uomini, anche per la terra, per il mare.




9 settembre 2009

Noi sacerdoti siamo Chiesa per il mondo. Non tanto in forza della nostra consacrazione presbiterale, anche per quello, è chiaro, ma in forza del nostro battesimo, insieme con tutto il popolo di Dio.
Siamo sacerdoti per una chiesa protesa verso il mondo, che si allarga, che apre i cancelli, che supera le sue barriere, che sa di dover essere il sale per dare sapore alla storia del mondo.




10 settembre 2009

Cari confratelli chiediamo alla Vergine santa che ci faccia voler bene alla gente, alle cose, alla storia che noi viviamo, alle realtà terrene che calchiamo, alla terra, al cielo, al mare.
Anche voi sacerdoti, passando per le strade di una metropoli, vi sarete trovati in mezzo alla gente fuori dei recinti sacri. Credo che la vostra sensibilità sacerdotale vi avrà portato a chiedervi:” Ma il Signore Gesù è morto anche per questa gente? E io che sono propaggine di Cristo, che cosa faccio per loro? Bene, noi dovremmo far capire che siamo fatti per il mondo, che il Signore ci ha voluto per la salvezza degli altri, che il mondo non è il rivale della chiesa ma è il termine della passione della chiesa, così come è il termine della passione di Dio.


21 settembre 2009


Salire al piano superiore significa non lasciarsi sedurre dall’effimero né intristire nella banalità del quotidiano, non comprimersi l’esistenza nelle strettoie del tornaconto, nei vicoli ciechi dell’interesse, nei labirinti delle piccole ritorsioni vicendevoli. Significa non deprimersi per i sussurri dei pettegolezzi da cortile, non avvilirsi per un improvviso calo d’immagine, per un’umiliazione ricevuta, quando sembra che la vita se ne vada in frantumi.




22 settembre 2009


Salire al piano superiore per noi sacerdoti significa superare la freddezza di un diritto senza la carità, di un sillogismo senza fantasia e senza estro, di un calcolo senza passione, d’un discorso senza sapienza e senza cuore. Significa non accontentarsi dell’armamentario delle nostre piccole virtù umane, come se queste potessero comprarci il Regno di Dio, mentre sappiamo che è il Signore che ci dà la forza di essere buoni e umili.




23 settembre 2009


Santa Maria, Donna del piano superiore, che con la Chiesa nascente attendesti il dono dello Spirito per poi salire in cielo, assunta nell’anima e nel corpo, tiraci fuori dalle infeconde bassure in cui ristagniamo, da quelle del nostro peccato. Tiraci fuori dal sacrilegio di credere che il nostro peccato sia più forte del perdono e dell’amore del Signore e che possiamo risalire dalle bassezze della vita passata. Solleva, noi sacerdoti, da uno stile pastorale faccendiero, da un’esperienza di preghiera richiesta dal copione, senza nessuna emozione. Riscattaci dall’appiattimento della nostra vita interiore, dall’affanno delle cose che ci impedisce di elevarci a Te.




24 settembre 2009


Santa Maria, sposa dello Spirito, aiutaci a ricucire gli strappi della tunica del Figlio tuo, perché questa tunica inconsutile preservi dal freddo le spalle del mondo. Fa che l’olio degli infermi, messo nelle mani di noi sacerdoti, ci riconduca all’unità; che l’olio dei catecumeni renda più agevole il “sollevamento pesi” dei nostri macigni spirituali; e fa che il sacro crisma diventi davvero uno specchio che riflette il volto di Cristo. Amen.




25 settembre 2009


Carissimi confratelli, se siamo configurati a Cristo sacerdote, a Cristo capo, e a Cristo servo, seminiamo sì rimorsi ma non scontentezze, lasciamo i nostri interlocutori inquieti ma non depressi, soprappensiero ma non avviliti, in tumulto interiore ma non irritati. Quanta gente se ne va va sbattendo la porta della sacrestia e della parrocchia per una risposta mal data, perché siamo stati inflessibili o perché abbiamo applicato con durezza le norme della curia. E’ vero, a volte dobbiamo farlo, ma c’è modo e modo, anche per salvaguardare il codice. Alla gente si può dire di tutto, e la gente accoglie tutto, se tu glielo dici con amore.




26 settembre 2009


Carissimi confratelli, entriamo con più pazienza nelle ragioni degli altri. Condividiamo la storia del nostro popolo, del nostro paese, della nostra parrocchia, diventando davvero clero indigeno. Facciamoci carico dei suoi problemi reali di sofferenza, di povertà, di disoccupazione, di peccato, di sfratto, di miseria morale, fisica. Non basta amare la gente: verifichiamo sempre le motivazioni che ci spingono a questa donazione, perché non è raro che si creda di dare e invece si voglia soltanto prendere. Non abbiate paura, di chi vuole accusarvi di orizzontalismo, perché anche Gesù, per salvare il mondo, si è steso orizzontale sulla croce, prima di essere innalzato, verticale, tra cielo e terra.




27 settembre 2009


Santa Maria, Donna del vino nuovo, quante volte noi sacerdoti sperimentiamo che il banchetto della vita langue e la felicità si spegne sul volto dei commensali. E’ il vino della festa che viene a mancare. Ci sono tante feste oggi, ma non c’è festa: sulla nostra tavola non manca nulla, ma abbiamo perso il gusto del pane che sa di grano. Mastichiamo annoiati i prodotti dell’opulenza, ma con l’ingordigia degli epuloni e con la rabbia di chi non ha fame. Quali brividi, quali sussulti, quali novità sconvolgenti, quali lieti annunci, sappiamo recapitare al mondo che attende buone notizie? O Maria, tu sai da che cosa deriva questa inflazione di tedio. Non abbiamo più vino. Muoviti a compassione di noi e ridonaci il gusto delle cose per ritornare a provare l’ebbrezza di vivere e di far vivere.




28 settembre 2009


Santa Maria, Donna del vino nuovo, tu resti per noi il simbolo imperituro della giovinezza. Liberaci dagli appagamenti facili, dalle piccole conversioni sotto costo, dalle facili sicurezze del recinto, dall’uso idolatrino della tradizione. Se accusiamo cadute di tensione, accendi nei nostri cuori il coraggio dei passi e facci comprendere che la chiusura alla novità dello Spirito ci offre solo la malinconia della vecchiaia precoce. Infine noi ti ringraziamo perchè con queste parole:” Fate tutto quello che Gesù vi dirà” tu ci sveli il misterioso segreto della giovinezza.




29 settembre 2009


Cari confratelli, quando presentate Maria ai giovani, non presentatela come la bambinella, la santarella tutta casa e sinagoga. Maria è amante della giovinezza, del cambiamento. Anche lei, come i nostri giovani, non è soddisfatta delle cose come vanno, perché è proprio dei giovani percepire l’usura dei moduli che non reggono più e invocare rinascite che si ottengono solo con radicali rovesciamenti di fronte. Mi raccomando, cari fratelli: quando tornate a casa non soltanto “fate tutto quello che Gesù vi dirà”, ma dite anche tutto quello che il Signore vi farà, comunicate la vostra testimonianza e vedrete come, nel vostro popolo, le cose cambieranno.




30 settembre 2009


Santa Maria, Vergine dell’attesa, donaci un’anima vigilare. Noi sacerdoti, purtroppo, ci sentiamo più figli del crepuscolo che profeti dell’avvento. Sentinella del mattino, ridestaci nel cuore la passione di giovani annunci da portare al mondo che si sente già vecchio. Portaci arpa e cetra, perché con te, mattiniera, possiamo svegliare l’aurora. Facci capire che non basta accogliere, bisogna attendere perché attendere è sempre segno di speranza. E il Signore che viene, Vergine dell’avvento, ci sorprenda, anche per la tua materna complicità, con le lampade in mano. Amen.

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