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progetto disabili

CORRISPONDENZA DALL'AFRICA



PROGETTO DISABILI

trascorso ormai cinque mesi nella diocesi di Machakos in Kenya. Ho già avuto la possibilità di accostarmi da vicino al compito che il vescovo locale mi ha affidato: sostenere l'ufficio diocesano che ha cura dei disabili e delle piccole case famiglia (Small homes) che ospitano ragazzi fisicamente e mentalmente disabili in età scolare. In due mesi ho visitato una buona parte di queste case famiglia. Ho apprezzato tanto la presenza di queste piccole comunità per i disabili. Normalmente il disabile è un emarginato nella famiglia e nella società, perchè per cultura si pensa che egli è portatore di una maledizione divina a causa di qualche peccato degli antenati. Il disabile lo si nasconde in famiglia e lo si priva di ogni diritto. Il cammino è lungo per dargli dignità e farlo diventare soggetto di diritti all'interno della comunità. Qui nella diocesi di Machakos una ventina di anni fa la chiesa ha promosso la nascita di piccole case famiglia per dare la possibilità ai ragazzi disabili di essere scolarizzati. La casa famiglia è un'attività della comunità. Praticamente queste piccole case per disabili sono a carico della comunità. Per comunità s'intende la famiglia di provenienza, la comunità scolastica, la comunità civile, le denominazioni religiose.
Tutti collaborano per sostenere i disabili nelle loro necessità. La casa famiglia vive accanto alla scuola elementare appunto per dare la possibilità della frequenza scolastica. Il primo responsabile è il direttore scolastico. Egli è coadiuvato da un insegnante responsabile e da un comitato, che gestisce la casa. Per ogni casa famiglia c'è una badante (a volte due) che vive con i ragazzi e provvede per la cucina, la pulizia e l'assistenza. Il parroco fa parte del comitato ed è il referente della diocesi e delle organizzazioni cattoliche che finanziano eventuali aiuti o adozioni a distanza. La casa famiglia è una possibilità per aiutare il disabile ad avere un minimo di riconoscimento di dignità in seno alla comunità. Aiuta la famiglia a prendersi carico del disabile senza imprigionarlo in casa . Aiuta la comunità scolastica per permettere l'integrazione tra i ragazzi. Aiuta la comunità civile a farsi carico dei problemi dei disabili. Aiuta la comunità cristiana a esercitare l'amore verso gli ultimi. Dunque le case famiglia di cui mi sto interessando non sono istituzioni cattoliche della diocesi o delle parrocchie. Diocesi e parrocchie collaborano con la comunità scolastica per la nascita o il mantenimento della casa famiglia. Nel mio giro ho potuto constatare che queste case hanno tantissimi problemi legati sia all'organizzazione e sia alla mancanza di aiuti finanziari.
aiuti della comunità o qualche adozioni a distanza di una organizzazione olandese non sono sufficienti per un buon funzionamento della casa. Ho chiesto ai direttori di queste case di mettere per iscritto una lista di bisogni e un elenco di piccoli progetti per migliorare le case famiglia. Ho avuto risposta. Ci sono richieste per centinaia di migliaia di euro. Le richieste riguardano la riparazione dell'esistente, l'ampliamento delle costruzioni, il sistema idrico ed elettrico, l'assistenza per il nutrimento, per l'educazione scolastica, per la salute, i salari delle badanti, materiale per il tempo libero o per laboratori. Diciamo che, nella maggior parte dei casi, questi ragazzi sono solo accampati vicino alla scuola, in locali stretti e provvisori e certamente non idonei alla loro vita e ai loro problemi. Dunque Stella Cometa si adopererà per dare delle risposte nella misura in cui i nostri benefattori ci consentiranno di agire per i piccoli progetti. Lanciamo perciò il PROGETTO DISABILI. Si può contribuire personalmente o in gruppo. Si può anche adottare un progetto, secondo le disponibilità economiche. Sono disponibile per le informazioni necessarie e per i contatti. Sul sito internet di www.stellacometa.org pubblicherò le richieste pervenute secondo una lista di priorità. Mentre ci adopereremo ad aiutare l'esistente mettiamo già in moto l'idea di studiare e realizzare progetti per nuove case famiglia in altre zone della diocesi. Con circa 30. 000 euro si potrebbe avere il minimo per aprire altre case (Accoglienza di 15-20 ragazzi): dormitorio, gabinetti, docce, cucina, refettorio, saletta polivalente. Che il Signore ci benedica e ci assista in questo progetto.


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