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IL VESCOVO COL GREMBIULE
Profeti di speranza
Con la tenacia di chi sente il palpito della numerosa gente che lotta e spera in un futuro migliore e ne vuole condividere il battito, don Tonino instancabilmente canta la vita con l’animo di un bambino che «ci mette tutta l’ansia, la pazienza, le vibrazioni del cuore, la speranza, la voglia di futuro, e impasta la sabbia, l’esperienza di vita quotidiana, i suoi piccoli problemi, le caduta, le sconfitte, e i sogni», come dice egli stesso. Dinanzi ai fatti negativi, alle tragedie, all’inesorabile egoismo che convive in maniera permanente con l’animo umano, c’è da chiedersi fino a che punto sia possibile…sperare! E così sopraggiunge la rassegnazione, cioè l’idea che sia impossibile mandare in esilio il male che non cessa di accompagnare la nostra quotidianità.
Ma è proprio in questi momenti che è necessario praticare il culto della speranza, che precisa don Tonino «non significa aggrapparsi alle nuvole ma credere che le cose potranno davvero cambiare». Ma come? Viene da pensare che siamo davvero degli ingenui sognatori, degli illusi! A cosa fare riferimento e con quali mezzi possiamo essere ancora capaci di nutrire la coscienza comune con la sentita convinzione che, nonostante tutto, sia possibile essere profeti della speranza?
Senza la fede in Colui che è il senso ultimo di ogni cosa, senza il sostegno di quest’intima certezza, non è possibile essere dei profeti chiamati ad annunciare la Parola del Signore! «Il compito dei profeti è di parlare. Credo che il Signore non teme le parole dei violenti, teme il silenzio dei credenti: il nostro silenzio. Delle parole dobbiamo rendere conto alla storia, ma dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto a Dio».
Intense e vere sono queste parole pronunciate da don Tonino; troppo vere da far tremare la coscienza del cristiano, perché è così difficile accogliere e mettere in pratica quel coraggio evangelico con la stessa totalità con cui viene abbracciato da don Tonino, che continua dicendo: «Un giorno il Signore ci chiederà: “Perché hai taciuto? Perché stai zitto? Perché davanti a tanti soprusi, a tante ingiustizie non hai pronunciato le parole che ti ho suggerito?”».
A questo punto la nostra coscienza cristiana entra in crisi, poiché se da una parte c’è la fede in Cristo a sorreggerci dall’altra però, constatiamo la realtà dei fatti che è così amara; uno stato d’animo che accompagna anche don Tonino: «anch’io mi trovo come voi su questo crinale: da una parte sento fluire la speranza nel cuore, soprattutto quando vedo tanti giovani, dall’altra…».
Uno stato d’animo che egli definisce “tra diluvio e arcobaleno”, cioè siamo come Noè sull’arca al momento del diluvio universale, in balia della tempesta ma con lo sguardo rivolto verso il cielo a scorgere l’arrivo della colomba.
«Ecco, noi dovremmo essere come quelli che sulla tolda della nave scrutano l’arrivo della colomba; che non elevano lamentele su questo ruzzolare del mondo verso la catastrofe. No, non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Ma lo sapete meglio di me: il mondo è sempre andato così, forse anche peggio. Il mondo è stato sempre un po’triste! Però ha avuto sempre anche i profeti, i cantori della speranza, ed il nostro compiti di credenti, oggi, non è di macerarci negli eventi della perversità del mondo ma di salire sulla tolda per scrutare l’arrivo della colomba, per scorgere nel firmamento questo allargarsi dell’arcobaleno».
Per fare questo, occorre compiere delle transumanze, cioè dei passaggi per portare a termine la missione “di essere suscitatori di speranza, di dire alla gente che Dio ci è vicino”, spiega don Tonino.
Prima di tutto, bisogna passare dalla cultura del lamento al culto della speranza. “Dobbiamo dire alla gente che le cose cambieranno, che anzi stanno già cambiando, che possono cambiare perché ci siamo noi, e noi siamo legati a Gesù Cristo, ed Egli non ci farà venir meno la sua forza”.
Il secondo passaggio da compiere è quello dal culto dell’interesse alla cultura della gratuità.”Oggi ti senti dire che nessuno fa niente per niente, che tutto viene fatto per tornaconto[…].No, non bisogna pensare sempre al calcolo, all’interesse, al tornaconto, alla carriera, al denaro, alle cinture di sicurezza. Dobbiamo passare alla cultura della gratuità: fare le cose non perché ne traiamo un vantaggio personale. Basti pensare a quanto di gratuito c’è sulla terra!”. […]Non evitate di dare il vostro tempo, le vostre energie, le vostre speranze. Alla fine rimarrete con nulla ma vi potrete portare davanti al Signore! .
Un’altra transumanza è quella dalla cultura del privato a quella planetaria. “Non voglio dire che dovete trascurare il piccolo, il vostro piccolo mondo antico: la vostra famiglia, il vostro paese con la sua storia. No, no: di questo dovete innamorarvi![…]Ma come si fa a stare zitti, come si fa a tacere, a non capire, amici miei, che stiamo vivendo in un mondo assurdo, in cui c’è gente condannata a morte, anzi condannata a vita![…]La gente che soffre, la gente che muore…Queste cose non si possono tacere![…]Il Signore ci ha detto: «Vai, e libera il mio popolo». Noi possiamo cominciare a liberarlo con la presa di coscienza!”.
E poi, il passaggio dalla solidarietà orizzontale a quella verticale. “Ecco, la solidarietà orizzontale è questa: che se qualcuno pesta un piede all’amico in fondo alla chiesa, io esclamo “ahi!”. Dobbiamo essere solidali con il genere umano anche in verticale, cioè con coloro che verranno dopo di noi! Comprendete? Voi giovani guardate meglio alle generazioni future. A voi possiamo dire che non dobbiamo fare scempio delle risorse naturali, così come non possiamo assistere impassibili a ciò che sta accadendo nelle strutture pubbliche, nelle istituzioni in quanto sperpero di risorse economiche[…]. La natura non l’abbiamo ricevuta in eredità dai nostri padri ma l’abbiamo avuta in prestito dai nostri figli. È importante! Dobbiamo dunque formare animi religiosi, spirituali; dobbiamo alimentare la cultura della sobrietà, non dello spreco”.
Inoltre, un’altra transumanza è dalla mentalità del dono alla mentalità dello scambio. “Donare è cosa buona, ma essere capaci di ricevere dagli altri è una cosa grandissima! Chi riceve non vuole essere il terminale della nostra esuberanza oblativa. Invece noi sappiamo soltanto dare. Dobbiamo imparare ad accettare quanto di buono possono darci i poveri, i tossici, le donne della strada, gli ultimi degli ultimi, i poveri dei poveri, altrimenti non entreremo nel regno di Dio!
E poi, quella dalla carità dossologica alla carità politica. “Voi ragazzi preferite rifuggire dagli spazi dove la politica si fa carne e sangue: abbandonate le sedi dei partiti, piuttosto che scardinarle e provocare un rimescolamento delle carte in termini di pulizie, di onestà, di rettitudine.[…] Se non siate capaci di altro che di denunciare le ingiustizie, se siete incapaci di annunciare in termini propositivi che le cose possono cambiare, che la politica è arte nobile e difficile, e che tutti abbiamo l’obbligo di farla diventare un percorso concreto della carità, se non siete capaci e convinti di questo, allora rimarrete soltanto dei profeti che parlano nel deserto e che nessuno ascolta. Sto dicendo che la carità dossologica, quella interiore, quella religiosa deve diventare carità politica, formulazione politica”.
Don tonino ci profila queste traiettorie di vita, per cercare di seguire concretamente la missione che Cristo affida a tutti gli uomini di buona volontà: essere annunciatori di speranza!
Ecco l’augurio che don Tonino ci rivolge: «Vi faccio l’augurio di passare sulla terra come portatori di questa speranza evangelica, di questi sogni diurni, sogni che quando vengono fatti all’alba preludono sempre alla realizzazione immediata.
Vi auguro di essere persone aggrappate a queste sporgenze utopiche, capaci di dimostrare al mondo, che forse si è un po’ impantanato, che è possibile andare avanti, che è possibile camminare verso il Signore della storia, Gesù Cristo, il quale, a sua volta, non si dimentica di noi.
Vi auguro che quanti vi incontreranno, la sera, andando a dormire, potranno ringraziare il Signore per avervi incontrato».