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PENSIERI PER PENSARE
1 Ottobre 2009
Come ogni cristiano, anche il sacerdote è un inviato speciale della “buona notizia”, che vorrebbe avere davanti a sé tutte le telescriventi dell’Ansa per poterla diffondere in un baleno.
La “buona notizia”, infatti, provoca dentro di lui uno spasimo tale che gli diventa impossibile tenerla prigioniera. Gli scoppia nel petto… Sono gli scherzi delle “buone notizie Ti bruciano l’anima… se non le metti in circolazione… e mentre ti esaltano per l’incontenibile gioia che destano dentro, si coprono perfino di un velo di tristezza se sono fruite solamente da te.
2 Ottobre 2009
Fin dal primo annuncio e nel vivere la Parola che ci abilita a testimoniarla, dovremmo chiedere al Signore la grazia della parresia, la grazia cioè di parlar chiaro, senza paura e senza tentennare quando bisogna rendere testimonianza alla verità, che quello che stiamo vivendo è il tempo per parlare. E voglia il cielo che tutti ci persuadiamo di questa verità: che se delle nostre parole dobbiamo rendere conto al tribunale della storia, dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto al tribunale di Dio.
3 Ottobre 2009
Sulla preghiera, la prima cosa che mi viene da dire è che sono rammaricato di non poter pregare di più. Sperimento tutti i giorni che, quando mi sono intrattenuto a lungo col Signore e gli ho confidato tutti i problemi pastorali e personali che mi travagliano, le difficoltà mi si risolvono tra le mani come un cubetto di ghiaccio che si scioglie al sole. Ma quando sono schiacciato dalle necessità che premono e l’assedio delle urgenze stringe il mio tempo….non solo rimango travolto dall’affanno delle cose, ma non riesco neppure a dare sbocchi plausibili a quelle poche cose che mi riescono.
4Ottobre 2009
A un prete che mi dichiarasse di far fatica a trovare il tempo per pregare, direi così:”Fratello mio, te lo dico perché l’ho sperimentato sulla mia pelle, non cedere alla lusinga della tua presunta onnipotenza. E’ un delirio funesto che, alla lunga, ti distrugge. Io stesso, le frane più grosse nella mia vita pastorale le ho combinate quando ho fatto assegnamento sul mio genio e sul mio dinamismo. Poi, forse un po’ tardi, mi sono accorto che avrei potuto investire meglio le mie risorse legandomi in cooperativa col Signore. Cosa che ho fatto subito.
5 Ottobre 2009
Ti invito a essere un testimone nel mondo, ma mi sembra perfino superfluo ribadire che il silenzio, la meditazione, la sosta prolungata davanti al tabernacolo, un po’ di deserto, la preghiera liturgica…assicureranno al tuo impegno spessore di autenticità e imprimeranno su tutti i tuoi gesti ecclesiali un marchio di origine controllata che garantirà contro ogni sofisticazione.
6 Ottobre 2009
Contemplare non è facile. E’ come ingaggiare una lotta con Dio! In uno sconvolgente “a tu per tu”. Quasi per strappargli il segreto della felicità. Quella felicità che inseguiamo tutta la vita.
Ti auguro, allora, di lasciarti sedurre da questa voglia di lottare con Dio. E che all’alba, dopo la battaglia notturna, possa ritrovarti con le ossa rotte. Claudicante, ma con tanta voglia di camminare. Come Giacobbe, appunto.
7 Ottobre 2009
Ci sono delle lezioni che gli uomini d’oggi vogliono vedere con gli occhi, non ascoltare con le orecchie. Il rispetto dell’altro: ma vero, non fittizio. Il riconoscimento della dignità di ogni essere umano: ma portato fino in fondo, e non di facciata soltanto. Il rifiuto di ogni violenza: ma radicale, fino a pagarneil prezzo con la propria pelle. L’impegno a favore di un mondo più giusto e più libero: ma tenace e disinteressato, non fatto di parole soltanto. Ecco i valori genuinamente cristiani che trovano eco nel cuore degli uomini d’oggi…. Perché se la fede ci fa essere credenti e la speranza ci fa essere credibili, è solo la carità che ci fa essere creduti.
8 Ottobre 2009
Siccome Gesù è stato essenzialmente “profeta di pace”, anche noi dobbiamo giocarci sui crinali scoscesi della pace la nostra profezia.
La scelta nonviolenta di Cristo non solo deve ripercuotersi nella nostra prassi, ma deve anche risuonare sulle nostre labbra. Senza paure. Senza tanti “se” e senza tanti “ma”.
“Rimetti la spada nel fodero” deve essere il principio assiologico supremo di ogni impegno cristiano e di ogni protesta civile.
9 Ottobre 2009
Coraggio, cari fratelli profeti! Diciamo che ogni guerra è iniqua. Promoviamo una cultura di pace che attraversi tutta la nostra prassi pastorale. Denunciamo a chiare lettere l’ingiustizia della corsa alle armi. Insorgiamo quando vengono violati i più elementari diritti umani in ogni angolo del mondo. Aiutiamo la gente distratta a rendersi conto che lo sterminio per fame di milioni di persone pesa sulla coscienza di tutti. Preserviamo i nostri ragazzi dalle trasfusioni di violenza che essi metabolizzano paurosamente attraverso gli Ufo Robot, o i Rambo, o inippo-cartoons.
10 Ottobre 2009
Se dobbiamo essere come Gesù, “martire di pace”, vuol dire che per la pace dobbiamo salire sulla Croce.
E si sale sulla Croce ogni volta che si contrastano le logiche correnti, tributarie degli schemi pagani del profitto, della sicurezza, dello schieramento dei blocchi, della deterrenza….
Si sale sulla Croce ogni volta che si è chiamati a quella forma di martirio, straziante e dolcissimo, che si chiama perdono, nel cui oceano, in questo momento, vorremmo chiedere al Signore di poter tutti naufragare.
11 Ottobre 2009
Servi, non padroni del gregge: non despoti, non tiranni. Attenzione, miei cari fratelli presbiteri!
Servi come lo fu Gesù, il quale non venne sulla terra per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti. Lo so, fratelli presbiteri, è difficile vincere in noi la sindrome del condottiero. Forse siamo fin troppo reverendi all’interno delle nostre Chiese, troppo dotti nei circuiti dei nostri impegni umani, per sentircela di condividere uno dei tanti sinonimi che ogni buon vocabolario porta sotto il termine servo: domestico dipendente, cameriere, schiavo, facchino lavapiatti, facchino.
12 Ottobre 2009
Chiediamo incessantemente al Signore la grazia della schiavitù. Che nessuno di noi si senta proprietario del popolo, gestore delle sue sorti spirituali, manipolatore della sua coscienza, agente segreto delle sue scelte libere, condizionatore delle sue opzioni. Ma semplicemente servo.
Servo insonne dalla mattina alla sera. Servo amante degli ultimi posti, e non innamorato delle luci della ribalta.
13 Ottobre 2009
La parola risuoni limpida sulle nostre labbra. Vera. Senza finzioni. Non inquinata da sofismi umani, da ricercatezze culturali, da interpretazioni di parte, da riduzioni di comodo, Risuoni tagliente, anche quando si ritorce come un boomerang contro di noi. Risuoni, soprattutto, essenziale, profetica, libera, dopo che è stata lungamente cercata nella preghiera, nello studio e nel sacrificio.
14 Ottobre 2009
Sia, soprattutto, la testimonianza della vita a cadenzare i ritmi del nostro servizio. Una vita povera, fatta di cose essenziali, scarna di retorica, amante della semplicità, lontana dalle lusinghe della carriera, desiderosa soltanto delle affermazioni dell’unico Signore del quale indossiamo la livrea. Una vita ubbidiente che si esprime non con allineamenti supini alle disposizioni del capo di turno, ma col gaudio di chi si diverte a mettere i piedi sulle orme di Gesù, uomo libero, che fu obbediente fino alla morte.
15 Ottobre 2009
Qualche volta si sprigionano anche nel nostro cuore sentimenti di amarezza, piccole invidie per un posto non raggiunto, per un titolo che non ci è stato accordato, per una carriera che ci pare stroncata… Come se dovessimo fare discorsi di carriera…La nostra vera carriera è un’altra cosa: è la sequela di Gesù Cristo, felicissimi di essere rimasti servi, preti del Signore nella nostra piccola parrocchia, che magari non conosce nessuno.
16 ottobre 2009
Sarebbe veramente banale ridurre Dio al ruolo di controllore dei nostri “sgarri” o al rango di banchiere dei nostri titoli di credito. Un Dio siffatto, che vesta l’abito del funzionario compiaciuto o che indossi la divisa del gendarme, è quanto di più allucinante si possa pensare.
Dio, invece, si prende cura. E’ provvidente. Non gli basta darci un letto, ma la notte si alza per rimboccarci le coperte. Ha sollecitudine, insomma. E’ inquieto per noi. Si preoccupa. E non solo dell’uomo in generale, ma del singolo.
17 ottobre 2009
“ Non ti dimenticherò mai”. Lui questa frase la ripete a te, a me, a tutti, fin da quando siamo concepiti nel grembo materno…Nel vocabolario di Dio non esistono nomi collettivi. Le persone, Lui, non le ama in serie. I massacri operati dalle violenze umane trovano sugli occhi di Dio lacrime per ognuno, e non pianti globali…Non dimentichiamolo mai e, nel nostro piccolo, cerchiamo di fare altrettanto, cioè di voler bene agli altri ad uno ad uno, per insegnar loro a farsi carico degli altri ad uno ad uno.
18 ottobre 2009
Non posso fare a meno di indicarvi due grandi traguardi. Il primo è quello di coinvolgere, valorizzare, impegnare di più i laici, riconoscendo generosamente i loro carismi e l’ampiezza della loro missione. Il secondo traguardo è quello della comunione. Chi sa che un giorno, su questa terra naturalmente, pur se non approderemo sui lidi sicuri di una comunione completa, non ci verrà concessa la gioia di raggiungere almeno uno scoglio a pochi metri dalla spiaggia.
19 ottobre 2009
Carissimi presbiteri, sentiamo il bisogno di implorare dal cielo il fuoco della festa.
La tristezza non può prendere il sopravvento. Non ha diritto di cittadinanza in una comunità di risorti. Il Signore ci ha parlato di lieti annunzi offerti ai poveri. Ci ha detto che egli è venuto per allietare gli afflitti di Sion. Ci ha assicurato la corona invece della cenere, e l’olio di letizia invece dell’abito di lutto. E ci ripete che, invece del cuore mesto, egli preferisce il cantico di lode.
20 ottobre 2009
Coraggio, carissimi fratelli presbiteri, siate gli uomini della festa. Gli irriducibili cantori dell’alleluia pasquale perfino nei vortici delle tragedie. La gioia dilaghi dal vostro cuore di carne, e contagi tutti coloro che vi accostano, sorpresi di tanta freschezza. Non ci sia catastrofe umana che freni l’onda lunga della vostra letizia. Nessuna delusione pastorale vi spenga il sorriso sulle labbra, o attenui l’estasi dei vostri annunci di liberazione, o appanni il lampeggiamento dei vostri occhi che hanno contemplato il volto di Dio.
21 ottobre 2009
Donate con gioia. Senza risparmio. Chiedete al Signore il fuoco della festa… E siccome la festa non irrompe mai nella solitudine, ma solo dove si gode la compagnia degli amici, implorate, carissimi presbiteri, il dono della comunione. Soli si muore, dice un vecchio malinconico ritornello.
Ricercatevi, perciò, per concertare insieme. Privilegiate i percorsi pastorali concordati con gli altri, piuttosto che le piste della vostra bravura solitaria. Saranno anche piste geniali, ma senza canti di festa.
22 ottobre 2009
Cari presbiteri, vorrei che si levasse un ringraziamento grande per quello che fate, per la testimonianza che date, per la lotta interiore che vivete in ogni momento.
Grazie per la vostra povertà. Grazie per la vostra solitudine feconda. Grazie per il vostro silenzio. Grazie per il sorriso con cui nascondete spesso amarezze e delusioni. Grazie per lo sperpero generoso della vostra vita. Grazie per le vostre fatiche che nessuno, nemmeno il vostro vescovo, riesce a capire fino in fondo.
23 ottobre 2009
Voi non siete esseri venuti dal passato, ma testimoni giunti dall’avvenire, costretti a raccontare l’inedito di Dio a gente che, incredula, si prende gioco di voi, obbligandovi a pagare a caro prezzo la delizia del vostro abbandono nel Signore.
24 ottobre 2009
Cari fratelli, forse dovremmo chiedere con maggiore insistenza al Signore la grazia di “soffrire le cose di Dio”. “Pati divina” diceva San Tommaso.
a furia di vincere le passioni, abbiamo spento anche la “passione per il Regno”. Non abbiamo più brividi. I sogni e le forti idealità, che pure ci hanno nutriti per tanti anni, li ripudiamo come malattie infantili. “Pati divina” per noi deve significare soprattutto innamorarsi di Gesù Cristo che vuol dire conoscenza di Lui, dimestichezza con Lui, accoglimento senza sconti delle esigenze radicali del Vangelo.
25 ottobre 2009
Cari fratelli, senza l’alimentazione della preghiera programmata, prevista anche nella sua estensione, non lasciata alla occasionalità, la nostra spiritualità sarà solo appariscente. Pertanto,
la recita quotidiana del rosario, una minore superficialità nel celebrare l’ufficio divino senza praticare indebite riduzioni, la confessione frequente, il corso annuale di “esercizi”, sono il segno e lo strumento di un amore che, se manca, viene inesorabilmente surrogato da altri amori: per i soldi, per una donna, per una immagine, per una carriera.
26 ottobre 2009
C’è un altro aspetto che deve connotare il nostro innamoramento di Gesù Cristo: ed è l’approfondimento della Parola di Dio. La riscoperta e lo studio sistematico della Sacra Scrittura, l’aggiornamento teologico a cui tener dietro con qualche rivista seria, l’impegno nel seguire l’evolversi della dottrina… non devono apparirci un lusso aggiuntivo che dà charme alla nostra persona. E’ in gioco uno dei doveri presbiterali più sacrosanti, che richiedono sacrifici e costanza, e di cui dobbiamo rendere conto a Dio e alla storia.
27 ottobre 2009
Cari fratelli, che aspettiamo a fare apparire di più nei nostri comportamenti la “benignità” del volto di Cristo? Non dovremmo metterci nell’atteggiamento costante di chi si chiede: “ Che cosa farebbe Gesù Cristo al mio posto, in questa circostanza?” Diventiamo più umani, pur senza fare concessioni. Facciamo in modo che la gente, dopo un incontro con noi, abbia l’impressione di essersi incontrata con Cristo.
28 ottobre 2009
sperimentare la comunione con la gente non abbiate paura delle censure di ”orizzontalismo” . Chi vuol ”salire “ sul Calvario alla sequela di Cristo, non teme di “stendersi orizzontale” sulla croce.
Vogliamoci più bene. Gareggiamo nello stimarci a vicenda. Sappiamo apprezzare la fatica degli altri e facciamo anche in modo di spartircela in parti eguali, perché non avvenga che ci sia chi agonizza alla “stanga” e chi se ne va per prati.
29 ottobre 2009
Dobbiamo ammettere che le controtestimonianze più forti al Vangelo le offriamo noi credenti quando blocchiamo il perdono del Signore. Quando siamo incapaci di lasciare l’offerta sull’altare, per andare a riconciliarci col fratello. Potremo parlare fino a domani sul tema del perdono, ma vi accorgete che il nocciolo del discorso sta tutto qui, e non è il caso di imbrodarlo con troppe parole.
30 ottobre 2009
Per annunciare il Vangelo della riconciliazione e della speranza occorre convertirci alla Parola! E’ una “ metanoia” difficile perché comporterà un potente riciclaggio culturale: da tecnici del rito, dobbiamo diventare esperti dell’annuncio, uomini che non posseggono la Parola ma che ne sono posseduti.
31 ottobre 2009
Coraggio. Un supplemento di buona volontà e il riconoscimento della nostra povertà ci aiuteranno a riprendere il cammino con nuova speranza. Il Signore ci vuole bene, ci sta accanto, e non dà prove superiori alle nostre forze. E poi Maria, Madre del Verbo e Regina del silenzio,sorveglia con tenerezza i nostri passi.